Nutrendo gli altri, nutriamo noi stessi

Cucianare significa capre i bisogni degli altri e desiderare sfamarli quando e’ il momento di farlo. Invece di concentrarci compulsiva mente sulla nostra fame, diventiamo naturalmente consapevoli di quella degli altri. Allora accade una cosa strana: la nostra fame scompare del tutto. Nutrendo gli altri, nutriamo noi stessi. Diventiamo capaci di gustare la vita e le persone che ci vengono date. I nostri rapporti ruotano di 180 gradi. Non e’ piu’ questione di quello che l’altro ci da, ma di quello che noi abbiamo da offrire. E’ un modo completamente diverso di affrontare la nostra fame, il nostro desiderio di venire nutriti. Se diamo tutta l’attenzione ai bisogni degli altri ed ai modi per soddisfarli, non solo la nostra fame scompare, ma iniziamo a sentirci sazi. Troviamo gioia nella capacita’ di soddisfare coloro di cui ci prendiamo cura. Poi, portando avanti questo processo, impariamo una lezione ancora piu’ profonda: che in noi c’e’ una sorgente di nutrimento inesauribile. Non ci sentiamo piu’ vuoi e affamati.

Molti devono ancora imparare questa lezione nei rapporti. Sono costantemente impegnati in una battaglia per avere, per avere di piu’, per comandare, per fare come vogliono. La spinta e’: i bisogni di chi sono piu’ importanti? Chi da di piu’? E’ come se queste persone tenessero un registro aggiornato delle entrate e delle uscite. Vogliono che l’altro sia in debito nei loro confronti, o danno solo ciò’ che ritengono che l’altro si meriti. Un rapporto fondato sul debito e’ un rapporto commerciale. L’amore diventa una merce da vendere o da comperare, ma ciò’ non può’ condurre ad una vita d’amore.

Per cambiare questo atteggiamento, smettete di calcolare quanto date e quanto ricevete. Smettete di voler essere sempre a credito. Non occorre tenere i conti di quanti vi viene dato: prendetelo e ringraziate. Non esigete neppure una briciola in piu’. Inoltre non giudicate se l’altro e’ degno di ricevere i doni che avete da dargli. Questo atteggiamento provoca amarezza e risentimento, vi fa essere trattenuti e chiusi come un nodo. E questa non e’ certamente una via d’amore.

Come dice un grande poeta zen: “Aprite le braccia se volete essere abbracciati”. Date pienamente e senza riserve, senza calcolare ciò’ che vi viene restituito. Piu’ date e piu’ diventate pieni, felici ed autosufficienti. Molto vi verra’ restituito, anche se forse non nel modo in cui ve lo aspettate. Consentire all’universo di darvi delle cose in cambio, ma senza esigerle da una determinata persona.

Brenda Shoshanna Lukeman

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